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Categoria: Notizie
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Pubblicato: 30 Novembre 2017
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Finita la cena, successe una cosa che ci convinse a ‘scappare’. Ormai era buio, sarà stata mezzanotte e Marco ci propose di fare una passeggiata. A un certo punto arrivammo a una piccola cappella appena restaurata. Entrammo dentro, era minuscola, faceva un caldo infernale e c’erano solo due grandi icone appoggiate per terra. Marco ci tenne a farci sapere che era sconsacrata: ‘Per noi è importante che lo sia, abbiamo lasciato solo gli affreschi per ché emanano energia positiva’.
Io ebbi una brutta sensazione: ha presente quando ti accorgi che sta per succedere qualcosa di strano e vuoi andartene, ma non ce la fai? Appena uscimmo dalla cappella, Marco piombò sul mio amico, prese una sciarpa blu, di fresco lana, gliela mise al collo e gli disse: ‘Ti voglio tanto bene, credo molto in te, questo è per creare un legame indissolubile tra noi’. E mentre ripeteva questa specie di formula, fece due nodi alla sciarpa e lo tirò verso di sé. Io sono convinta che Marco stesse celebrando un rito: era insieme lento e determinato. E stava facendo una cosa assurda: ad agosto, con quella calura tremenda, tu regali una sciarpa di lana e ti comporti come se io non ci fossi? Ripeto: non era un regalo, era un rito. Ce ne andammo di corsa. A Milano volevamo bruciare questa sciarpa, ma una conoscente del mio amico si oppose: ‘No, non si buttano i regali, la tengo io’. Nel giro di tre anni a questa signora è morto il figlio e pure il marito ha avuto dei guai serissimi. Non so cosa pensare, non voglio dire che ci sia una nesso, però…
