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Ricercatori americani della Nortwestern University di Evanston (Illinois) e della Claremont McKenna hanno elaborato una nuova affascinante teoria sulla spinta evolutiva che portò gli antichi vertebrati a spostarsi dall'acqua alla terraferma, un processo che avvenne ben 385 milioni di anni fa. Secondo gli studiosi questa ‘migrazione' non fu catalizzata dalla modifica delle pinne in zampe, come sostenuto dalle attuali teorie più accreditate, bensì da un miglioramento sostanziale della vista, che si evolse per favorire l'osservazione aerea piuttosto che quella nel mezzo acquatico.

I ricercatori, guidati dal neuroscienziato e ingegnere Malcolm A. MacIver e dal biologo evoluzionista e paleontologo Lars Schmitz, lo hanno determinato studiando numerosi reperti fossili e scoprendo che le dimensioni degli occhi triplicarono prima e non dopo il passaggio sulla terra. L'accresciuta dimensione collimò anche con uno spostamento degli occhi dal lato verso la parte superiore della testa, un adattamento per ampliare il campo visivo ‘affacciandosi' sopra il pelo dell'acqua.