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in foto: Mappa delle faglie in Italia secondo l'Ingv (Mappa interattiva delle faglie).

La terra è tornata a tremare nel Centro Italia. Dopo il sisma del 24 agosto scorso, che aveva completamente distrutto i Comuni di Amatrice e Accumoli e fatto registrare 298 vittime, mercoledì 26 ottobre è stato registrato un nuovo sisma, nel territorio compreso tra Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio, che non ha lasciato scampo soprattutto ai paesi in provincia di Macerata, da Visso a Camerino.

Molti hanno collegato i due eventi, spiegando che il secondo terremoto non è altro che un violento assestamento della stessa faglia del primo. Ma gli esperti dell'Istituto italiano di Vulcanologia non sembrano essere dello stesso parere. E se si trattasse di una nuova "faglia dormiente"? Perché non si fermano le scosse in questa parte della Penisola?

Cosa sono le faglie e come funzionano.

Quando si verificano terremoti, si parla con insistenza di faglie. Queste altro non sono che delle fratture tra due blocchi di crosta terreste (formata da placche), profonde anche parecchi chilometri, in cui si verifica o si è verificato in passato il movimento delle parti adiacenti alla frattura stessa, che può essere improvviso oppure a lento scorrimento. Si tratta, in poche parole, di una linea di minore resistenza della roccia sottoposta a pressioni e quindi la rottura avviene sempre lungo questa linea. Esistono vari tipi di faglie, anche molto diverse tra di loro, ma tutte caratterizzate dal movimento della crosta, noto come terremoto. Ecco, i tre principali tipi di faglia

  • normale o diretta: c'è uno scivolamento del blocco roccioso al disopra della parete di faglia (detto "hanging wall") rispetto all'altro. Questo tipo di faglia si trova in aree caratterizzate da estensione(i due blocchi di roccia si allontanano l'uno rispetto all'altro);
  • inversa: il blocco roccioso al disopra della parete di faglia sale rispetto all'altro, tipica dei regimi di compressione, in cui cioè i due blocchi di roccia spingono l'uno verso l'altro;
  • trascorrente: i due blocchi di roccia scorrono uno di fianco all'altro. Il piano di faglia è verticale.

Tra queste, una molto pericolosa è proprio quella appenninica, formatasi fra i due e i tre milioni di anni fa, in seguito all'innalzamento del gruppo del Sasso: la frattura che si è venuta a creare in questo modo si sviluppa per decine di chilometri e nel tempo si è mossa per circa 2000 metri. Anche se è impossibile prevedere i terremoti, quest'area è da sempre sottoposta all'attenzione di vulcanologi ed esperti di geologia.

Le caratteristiche della faglia appenninica.

Movimento della placca adriatica verso i Balcani
in foto: Movimento della placca adriatica verso i Balcani (Wikipedia).

L'individuazione di faglie attive e sismogenetiche, cioè in grado di generare terremoti, definisce la pericolosità sismica di una Regione, e tra quelle più a rischio vi è di certo il territorio del Centro Italia: la particolarità di questa frattura è che si presenta frammentata in tanti segmenti allineati, ma non continui, che percorre il sottosuolo dell’Appennino centro-settentrionale fino a oltre 20 km di profondità. Questo perché la Penisola italiana continua, seppur a piccoli passi, a muoversi lungo la rotta imboccata circa otto milioni di anni fa, quando l'espansione del Mar Tirreno iniziò a spingere il nostro Paese verso Est. In poche parole, schiacciata tra la placca africana e quella euroasiatica, si sposterebbe verso i Balcani, a una velocità che man mano che si va verso Sud aumenta. È lo stesso fenomeno che si è verificato milioni di anni fa quando le due placche, spingendosi reciprocamente, hanno permesso l'innalzamento della catena montuosa degli Appennini dalle profondità marine, ma ora il movimento è diverso. La crosta terrestre non viene portata a piegarsi e ad accartocciarsi su se stessa, come quando si forma una montagna, ma viene "stirata", distesa fino alla formazione di spaccature profonde, le faglie, e creando dei riabbassamenti del suolo.

Terremoto del 26 ottobre: attivazione di una nuova faglia?

Rilevamento dell'Ingv del terremoto del 26 ottobre 2016
in foto: Rilevamento dell'Ingv del terremoto del 26 ottobre 2016.

Nelle ore immediatamente successive alle due forti scosse che hanno interessato l'Italia centrale il 26 ottobre, gli esperti si sono a lungo interrogati se si sia trattato di una replica del terremoto del 24 agosto scorso, appartenente cioè al cosiddetto sciame sismico, o un nuovo evento, che potrebbe cioè evolvere in un suo sciame sismico. L'epicentro del nuovo evento è a poche decine di chilometri da quello che interessò Amatrice e i paesi limitrofi alla fine dell'estate, per cui è difficile dire se può essere collegato alla faglia che ha causato il primo sisma. Come sottolinea Focus, "non è la prima volta che, dopo scosse di notevole intensità, a distanza di qualche mese se ne verificano altre con magnitudo vicina a quella principale". La preoccupazione dei geologi, però, con il passare delle ore, è che il terremoto di ottobre sia dovuto all'attivazione di una nuova faglia verso Nord, finora rimasta "silente", e non di una replica. Una scarica di energia dal sottosuolo che, secondo gli esperti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), potrebbe creare nuove fratture con nuove scosse significative. Ma tutto è ancora in via di discussione. In generale, quello che è sicuro è che ciò che sta continuando a far tremare la terra è sempre il fenomeno di spinta della placca africana verso quella euroasiatica.

Fonte | scienze.fanpage.it