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Pur essendo operativo da quasi trenta anni, il Telescopio Spaziale Hubble continua a stupire regalandoci scorci straordinari dell'Universo, come lo scatto mozzafiato delle due galassie interagenti NGC 5765 A e NGC 5765 B divulgato dalla NASA. Posizionati nel cuore della costellazione della Vergine, a ben 400 milioni di anni luce dal nostro pianeta, entrambi gli oggetti celesti furono scoperti nel lontano 1830 dal matematico, astronomo e chimico britannico John Herschel.

Osservando la fotografia immortalata dal telescopio della NASA e dell'ESA è possibile distinguere una differenza fra le due galassie. Quella in alto, NGC 5765 A o MCG + 01-38-004, ha una tonalità rossastra, mentre quella in basso, NGC 5765 B o MCG + 01-38-005, è tendente al blu. Ciò dipende dal fatto che si tratta di oggetti celesti profondamente diversi fra loro; il secondo è infatti un enorme megamaser, e non uno qualunque, ma un “megamaser d'acqua”.

Procediamo con ordine. Un maser, acronimo anglosassone di “Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation” (Amplificazione di microonde tramite emissione stimolata di radiazioni), è analogo a un laser, ma a differenza di quest'ultimo, invece di emettere luce visibile a una determinata lunghezza d'onda dispensa microonde. Un megamaser non è altro che un oggetto celeste che emette microonde.

La galassia NGC 5765 B è tuttavia un megamaser peculiare, poiché oltre ad essere cento milioni di volte più luminoso dei megamaser presenti nella Via Lattea, possiede un nucleo attivo associato a un buco nero supermassiccio che influenza le enormi nubi d'acqua dal quale è circondato. Le interazioni tra l'energia scaturita da NGC 5765 B e gli atomi di idrogeno e ossigeno che compongono le nubi lo rendono appunto un megamaser d'acqua.

Comprendere questi oggetti celesti per gli scienziati è molto importante, poiché grazie ad essi possono essere studiate diverse proprietà dell'Universo. Un particolare valore della “costante di Hubble”, utilizzata per calcolare la velocità di espansione dell'Universo, è stato in parte formulato proprio grazie alle emissioni di questo affascinante e peculiare megamaser a 400 milioni di anni luce di distanza dalla Terra.

[Credit: NASA/ESA]

Fonte | scienze.fanpage.it