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Benché i livelli di inquinamento atmosferico in Cina si siano abbassati sensibilmente negli ultimi anni, con una riduzione media del 30 percento nelle concentrazioni delle pericolose polveri sottili PM 2.5 tra il 2013 e il 2016, i dati continuano ad essere estremamente preoccupanti e ben al di sopra delle soglie di sicurezza inquadrate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo stesso ministro della protezione ambientale Chen Jining ha sottolineato quest'oggi di sentirsi ‘colpevole' per l'impatto negativo dell'inquinamento atmosferico sulla qualità della vita dei cittadini cinesi.

In questi giorni è scattato l'allarme rosso in ben 62 città del paese asiatico, compresa la gigantesca capitale Pechino, dove l'ondata di polveri sottili PM 2.5 ha raggiunto i 186 microgrammi per metro cubo, un valore di sette volte superiore rispetto a quello ritenuto accettabile per la salute. Sebbene estremamente negativo, il dato non è minimamente paragonabile a quello registrato nel 2012, quando un sabato sera vennero registrati ben 993 microgrammi per metro cubo in un quartiere di Pechino. Non è un caso che con tali picchi di inquinamento atmosferico, soprannominati “airpocalypse” dai media locali, l'aspettativa di vita media di un vigile che dirige il traffico nella capitale cinese sia di appena 43 anni.